Pillole di storia

Giulia e Reggio

Una delle figure storiche più importanti e meno conosciute della città di Reggio è senz’altro Giulia, figlia dell’imperatore Augusto e morta proprio nella città sulla sponda calabra dello Stretto.

Oggi a Reggio, solo una via, anche se in pieno centro, ricorda questa figura molto controversa… per alcuni una libertina, per altri una “femminista”.

Andiamo con ordine…

Giulia nasce nel giorno in cui il padre Ottaviano (futuro Augusto), si separa dalla madre Scribonia, successivamente sposerà Livia Drusilla.

Augusto di Prima Porta

La giovane ebbe un’educazione molto rigida ed il padre la utilizzò come pedina per le sue strategie politiche.

A soli 14 anni sposò il cugino Marcello che Augusto voleva suo successore ma che morì nel giro di qualche anno.

Giulia, a 18 anni, andò in sposa ad Agrippa, il fidato amico del padre, molto più anziano di lui. Da questo periodo in poi, a Giulia, vengono attribuite alcune relazioni extraconiugali, una delle quali proprio con quel Tiberio, futuro imperatore, che diverrà il suo terzo marito. Prima di morire Agrippa ebbe 4 figli da Giulia più uno postumo, due dei quali, Gaio e Lucio, vennero scelti dall’imperatore, come suoi successori.

 

 

 

Giulia, prima del termine del periodo di lutto, si fidanzò e poi sposo il fratellastro Tiberio (fratellastro perché Augusto adottò Tiberio per inserirlo nella linea dinastica nella successione).

Tiberio era coniugato con Agrippina, figlia di Agrippa (secondo marito di Giulia), condividendo una felice vita coniugale.

Lo stesso non si può dire per il matrimonio tra Tiberio e Giulia, i due ebbero anche un figlio che morì in giovane età, ma Tiberio non accettava il carattere forte della moglie e Giulia non riteneva Tiberio alla sua altezza.

Nel 2 a.C. Giulia venne arrestata per adulterio e tradimento, ed il suo matrimonio venne dichiarato nullo. Le accuse consistevano nell’aver tramato per la morte del padre e di relazioni extraconiugali con Iullo, forse l’unica relazione autentica.

I congiurati si tolsero tutti la vita e Giulia venne mandata in esilio con condizioni durissime prima a Ventotene e poi a Reggio.

A Reggio, venne rinchiusa e trovò la morte in una torre fatta costruire dal padre nei pressi dell’attuale Villa Zerbi. Tale torre, rimase in piedi fino al 1783 e successivamente venne demolita e se ne individuarono le tracce delle fondamenta nel 1910-11.

Del passaggio di Giulia e di personaggi a lei legati rimane traccia anche al MArRC in una epigrafe funeraria di un liberto appartenente alla famiglia imperiale conservata nel livello D dell’ esposizione permanente.

Epigrafe MArRC

Fortunato Nocera così narra di Giulia nel suo libro “Giulia e la Luna”

“Io nacqui per essere bella e potente, felice, riverita ed adulata. Nelle mie vene scorre il sangue di Ottaviano Augusto, princeps della repubblica più potente della terra, che è quella della gens Julia, la più nobile di tutte, perché discendente da Enea, l’eroe troiano, ma sfortunatamente nacqui femmina: e questa fu la mia rovina.

Via Giulia al Tramonto

 

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Il museo etnografico “Anzel Merianù” di Gallicianò

Sono tanti i luoghi che meritano di essere visitati a Gallicianò oltre alle bellezze naturalistiche ed i tanti sentieri, il borgo contiene alcune unicità straordinarie come la Chiesa di San Giovanni Battista, la Sorgente dell’Amore, l’Anfiteatro “Patriarca Bartolomeo” o la chiesa ortodossa Madonna di Grecia.

Oggi però ci soffermiamo sul museo etnografico Anzel Merianù (studiosa greca di etnografia, autrice di diversi saggi) che offre uno spaccato chiarissimo della vita delle nostre aree interne.

Il museo nasce dall’iniziativa del signor Raffaele Rodà, oggi vera anima del museo, e di altri volenterosi che hanno dato vita ad una delle collezioni più interessanti della provincia reggina e non solo.

La struttura oggi adibita a museo, fu in passato sede della scuola elementare, suddivisa in due ambienti che permettono al visitatore un salto nel passato di questa terra.

Nella sala “A” vengono conservati gli utensili e gli oggetti tipici della vita di campagna, curioso trovare la famosa “libretta” (registro di credito) con ancora annotati i conti dei vari clienti, come è facile perdersi nel fascino dei disegni delle bellissime coperte di ginestra.

La sala “B” riproduce invece l’ambiente domestico con tutti gli oggetti di vita comune, ma l’attenzione non può che ricadere sulla riproposizione dell’antico “cannucciato” posto a protezione del letto.

Ma con lo scritto risulta difficile trasmettere il fascino di questa collezione, la curiosità può essere solo saziata con una visita a questo piccolo gioiellino.

 

 

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Un viaggio a Ferruzzano e “Se fate l’asilo alla frazione vi capiterà male…”

Passeggiare per le viuzze silenti di Ferruzzano è quasi un’esperienza mistica, i battenti delle finestre spostati dal vento interrompono silenzi con sottofondo di lavoro dei campi.

Poche anime in quelle case che ancora raccontano di un tempo differente, lento, scandito da altri riti quotidiani.

Queste stesse sensazioni diventato quasi aplificate nella frazione di Saccuti dove lo scenario diventa surreale, perchè la senzazione è quella che gli abitanti siano appena andati via chissà per quale motivo, lasciando tutto li ad attendere un futuro improbabile ritorno.

Oggi, solo il piccolo Paolo ed il fratellino permettono di ascoltare voci di bambino in quest’angolo interno della nostra provincia, mentre nella metà degli anni venti del ‘900 Zanotti Bianco si prodigava per la costruzione dell’asilo.

Zanotti Bianco, scrittore, archeologo e sagista fu uomo illuminato che tanto diede alla fascia ionica aspomontana, creò tantissimi asili, scuole, ambulatori e riconobbe la necessità di fondare riviste e pubblicazioni che permettessero lo studio e la diffusione del patrimonio culturale Calabrese.

E’ lo stesso Zanotti Bianco che ci descrive nel suo “TRA LA PERDUTA GENTE” i momenti che portarono alla costruzione di ben due asili tra Ferruzzano e la frazione di Saccuti.

Il racconto è “Pazza per amore” dove l’autore intreccia il suo viaggio tra Brancaleone, Bruzzano, Ferruzzano e Saccuti con le vicende di una povera donna folle per un amore finito e la sua tragica fine.

In questo racconto Zanotti Bianco ricorda: “E mi inerpicai per la strada sassosa che conduce a Saccuti. Dopo il terremoto del 1907 una commissione geologica aveva dichiarato inabitabile Ferruzzano e il Genio Civile aveva costruito le nuove case baraccate nella frazione di Saccuti. Ma più che la forza dell’abitudine, la maggior vicinanza ai pascoli del monte Trizzo, alle terre sul versante del La Verde, aveva ricondotto coloro che s’erano salvati da quel disastro a sistemarsi tra le rovine, riattando alla meglio, con legname, i vani lesionati. Sicché quando ci decidemmo ad aprire una Casa dei bambini a Saccuti, quei di Ferruzzano accorsero impermaliti: Siamo noi la maggioranza del comune: se fate l’asilo alla frazione vi capiterà male.

E così aprimmo due asili, uno in alto al centro, l’altro alla frazione”.

Oggi quelle due strutture sono ancora in piedi e ci tramandono gli echi di questa storia di una provincia povera, di un mondo fiero e contadino, disperato e innamorato come quella umile donna del racconto “Pazza per amore”.

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Gregorio e Mattia Preti, due calabresi nella Roma del ‘600

Fa sempre piacere trovare dei corregionali quando si è in viaggio e questa volta ho incrociato sul mio cammino due illustri calabresi che nel seicento riuscirono a far fortune (seppur con modalità diverse) a Roma.

L’Urbe in quel periodo è ancora sconvolta dall’incredibile espressione realistica delle opere del Caravaggio, anche se non dobbiamo cadere nell’errore di ritenere questa l’unica risposta alla “maniera moderna” (lo stile degli artisiti del fine ‘500) presente in città in questa prima parte del secolo. Pensiamo ad esempio alle fortune di Annibale Carracci e della sua bottega. Con ques’ultimo nella cappella Cerasi della chiesa di Santa Maria del Popolo il confronto con il Caravaggio si fa stridente.

Cappella Cerasi
Nella parete di fondo l’Assunta del Carracci e nelle pareti laterali la Conversione di San Paolo e la Crocifissione di San Pietro del Caravaggio

Ma veniamo ai nostri due fratelli calabresi, Gregorio (1603-1672) e Mattia Preti (1613-1699) che sono protagonosti di una mostra presso il prestigioso Palazzo Barberini con una collezione di opere, molte delle quali dipinte a quattro mani, che rimarrà fruibile fino al 16 giugno 2019.

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La mostra dal titolo “Il trionfo dei sensi, nuova luce su Mattia e Gregorio Preti” permette al visitatore di comprendere le vicende di questi due fratelli giunti nella Città Eterna dalla natia Taverna intorno alla metà degli anni 20 del ‘600.

A dare il la alla mostra è proprio l’opera “Allegoria dei cinque sensi” recentemente restaurata, dove i due fratelli ambientano in un’ osteria delle allegorie dei sensi. Si va dai musici per l’udito, al fumatore di pipa per l’olfatto per procedere poi all’oste per il gusto ed alla scenetta della “buona ventura” (la lettura della mano) per il tatto.

Infine l’autoritratto di Gregorio (quel volto in basso che guarda lo spettatore) celebra la vista.

Allegoria dei sensi

Nella stessa sala può essere peraltro apprezzata un’opera mai esposta al pubblico “Cristo e la Cananea” oltre al “Pilato si lava le mani” nel quale la scena viene ripartita tra la raffigurazione di Pilato ed il Cristo verso il Calvario.

Gregorio, fratello maggiore, fu per Mattia una sorta di tutore e abile individuatore di committenze, ma tra i due fu Mattia il più talentuoso e ben presto divenne destinatario anche di importanti commissioni pubbliche.

Nel 1642 Mattia venne nominato dal pontefice Urbano VIII (Maffeo Barberini cioè colui che dispose l’edificazione del palazzo che oggi ospita la mostra) cavaliere di Malta e da qui il nome con il quale anche oggi viene identificato “Il cavalier Calabrese”.

Infine i due fratelli si separarono, ed è molto curioso osservare le opere che i due realizzarono in modo indipendente nelle quali traspare ancora oggi la diversità di questi due artisti.

I due poi torneranno a lavorare insieme per l’ultima volta per la realizzazione i dipinti della controfacciata di San Carlo ai Catinari.

Per me è stata una doppia emozione attraversare questi saloni incredibili, risalire lo scalone quadrato del Bernini e potere apprezzare le tantissime opere custodite a Palazzo Barberini. E’ stata un’ emozione ancor più particolare poi leggere quelle opere dipinte, spesso a quatto mani, da due fratelli gunti dalla Calabria nel cuore di Roma per conquistarsi un posto nel panorama artistico del tempo.

Palazzo Barberini

 

 

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Placanica, un gioiello nascosto

Panotrama Placanica

Placanica ha tutte le caratteristiche per affascinare i viandanti che si accostano al centro, una posizione invidiabile incastonata com’è tra valli che degradano talvolta dolcemente altre volte a picco, un patrimonio monumentale invidiabile con il castello che troneggia sull’intero borgo ed infine un passato tutto da raccontare che vide a Placanica personaggi illustri come Campanella che proprio nel convento domenicano di Placanica prese i voti.

Così ad esempio il 18 agosto del 1847 Edward Lear descriveva il borgo nel suo “Diario di un viaggio a piedi”: “Lasciamo la città alla nostra sinistra (si riferisce a Stignano), ci siamo precipitati in una profonda vallata fra pendii coperti di oliveti, e, arrampicandoci sopra il lato opposto, siamo subito arrivati a Motta Placanica, una delle vere caratteristiche città calabresi. Come le altre in queste strane colonie, questo posto non ha profondità, ma è come se fosse solo una superficie, essendo le case costruite un sopra l’altra sugli orli ed in crepacci, sulla facciata di una grande roccia sollevata in una cima, e il suo più alto pinnacolo adornato da un moderno palazzo. Non si può immaginare lo strano effetto che fanno queste città, persino per quelli abituati alle irregolarità delle architetture del sud Italia; Motta Placanica sembra costruita per essere una meraviglia per il passante”.

Il borgo mantiene intatta questa capacità di stupire i visitatori che si avvicinano a questo piccolo gioiello purtroppo poco conosciuto ma dalle potenzialità turistiche infinite. Placanica offre un percorso ad anello che parte poco più su della piazza del Municipio dedicata all’eroe di guerra Tito Minniti (si, proprio l’aviatore al quale è intitolato l’aeroporto reggino che ebbe natali a Placanica per poi morire in Africa catturato dopo l’abbattimento del suo veivolo impegnato in ricognizione) nei pressi dell’arco in muratura che sostituì il ponte levatoio che permetteva l’ingresso nella cittadella fortificata e prosegue poi nel convento domenicano, per le vie recentemente abellite con splendidi murales, alla torre urbica per poi giungere al castello ed alla chiesa di San Basilio Magno che rappresenta una perla che da sola vale la visita del borgo.

Il percorso poi si conclude con la discesa verso i resti del convento francescano e la torre difensiva e campanaria con i resti della cinta muraria. Placanica ha il fascino antico di un borgo che trae la sua origine in secoli remotissimi probabilmente nel X d.C. ed il cuore medievale del borgo è ancora forte e palpitante e permetterebbe, con un connubio legato al turismo religioso prevalentemente orientato al santuario della Madonna dello Scoglio, margini di crescita economica considerevoli. Le difficoltà chiaramente non mancano ma potremmo prendere come esempio la famiglia dei Clemente che resero Placanica un borgo ricco d’arte e seppero essere magnanimi con la popolazione. Oggi, non c’è da aspettare la benevolenza di un “nobile” ma invocare a gran voce le forze giovani e positive di quel territorio che come dimostra l’ass. Innovus sono già in cammino.

La via dei borghi a Placanica

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A Locri, la patria di Zaleuco

Difficile contenere la storia e le bellezze di una città storicamente importante come Locri in un breve articolo ma proverò a raccontarvi almeno gli albori di quella che fu la patria di Zaleuco il primo legislatore secondo Strabone. Non esiste unanimità di vedute sulla data di fondazione di Locri. La tradizione storica ci ha tramandato tre differenti momenti per tale evento: Eusebio, vescovo di Cesarea (IV sec. d.C.), ci indica l’anno 673 a.C.; Gerolamo fa risalire la fondazione al 679 a.C.; Strabone, non specificando la data, riferisce che la fondazione avvenne poco dopo quelle di Siracusa (733 a.C.) e di Crotone (709 a.C.), quindi entro la fine dell’VIII sec. a.C. o nei primissimi anni del VII sec. a.C.
Vi è invece concordia su quale sia stato il punto di sbarco dei coloni provenienti dalla regione della Locride, (quella della Grecia centrale), ossia Capo Bruzzano. Quest’ultima località fu abbandonata qualche anno dopo poiché i coloni, dopo aver regolato i conti con le popolazioni indigene, si spostarono di qualche decina di km a nord.
I locresi, dopo lo sbarco in terra calabra, strinsero accordi con le popolazioni locali e successivamente (violando tali patti), annientarono completamente l’antico abitato di Janchina.
Fin dall’antichità Locri è ricordata per l’attività legislativa di Zaleuco (VII sec. a.C.), redattore del primo codice europeo di leggi scritte, che sembra essere rimasto in vigore per oltre duecento anni.

Il dipinto di Andrea Valere che raffigura Zaleuco al consiglio regionale della Calabria

Verso la fine del VII a.C. tensioni sociali sorte all’interno della colonia, forse per l’aumento demografico, spinsero l’aristocrazia locrese a cercare nuovi spazi sul Tirreno e vennero fondate le due subcolonie di Hipponion (Vibo Valentia) e Medma (Rosarno).
Questo però chiaramente stringeva la vicina polis di Reggio in un abbraccio soffocante che diete nei secoli il la a scontri frequenti tra le due potenze in competizione tra di loro non tanto per le estensioni territoriali, quanto per il predominio sui porti strategici utilizzati dalle rotte che collegavano la madre patria con il mediterraneo occidentale. Si potrebbe citare in tal senso Anassila nel V a.C. con il suo tentativo riuscito di allargare i confini reggini fino al promontorio di Eracle, l’odierno Capo Spartivento
Ma tornando alla storia di Locri poco prima del 550 a.C. sappiamo essersi verificata la vittoria che la città riportò in alleanza proprio con i Reggini contro Crotone nella battaglia della Sagra (odierno Allaro o Torbido). A questo proposito, le fonti ricordano l’intervento miracoloso dei Dioscuri, protettori della città, che avrebbero aiutato i 10.000 Locresi ad avere il sopravvento sulle soverchianti schiere dei Crotoniati.
I tesori della storia Locrese oggi fanno le fortune di numerosi musei non solo in Italia ma il cuore pulsante di questa polis è ancor oggi visitabile nel suggestivo sito archeologico poco distante dal centro urbano moderno e nel museo in loco o in quello recentemente allestito a Palazzo Nieddu del Rio.
Sono emozioni fortissime quelle regalate dal sito delle “Cento Camere” o dal Teatro greco/romano o quelle regalate dal Casino Macrì, e poi le incredibili immagini dei Pinakes e tantissimo altro ancora.

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La villa romana di Palazzi di Casignana

La statale 106 é sicuramente uno degli assi viari più controversi e pericolosi della nostra Penisola. Se percorsa con prudenza riesce a regalare oltre a dei paesaggi unici, dei siti archeologici capaci di regalare emozioni fortissime.
Poco dopo aver lasciato Bianco provenendo da Reggio e a circa 17 chilometri ridiscendendo da Locri facendo molta attenzione, si scorge qualche sparuta segnaletica che indica la presenza di un sito archeologico dal fascino indescrivibile.
La villa romana di contrada Palazzi di Casignana è senza ombra di dubbio il sito di epoca romana più interessante della provincia di Reggio.

Sala delle Nereidi Casignana
Sala delle Nereidi

La sua storia recente è molto travagliata, basti pensare a come la ss 106 tagli a metà il sito. Pensare meravigliosi mosaici sotto centimetri di asfalto fa sicuramente alzare la pressione ma tant’è.
Già nel 1956 si ha notizia di rinvenimenti di una colonna di marmo, oltre chiaramente ad alcune murature in affioramento. Si dovrà aspettare il 1964 per l’ufficialità del rinvenimento, quando durante i lavori di scavo per la realizzazione di un acquedotto vennero riportati alla luce gli ambienti termali della villa.
Gli scavi archeologici proseguirono nel 1965 e nel 1966 e dopo una lunghissima pausa ripresero nel 1980 in modo sistematico e continuo in tutta l’area termale.
Sul finire degli anni ’90 e con i primi anni del 2000 inizia poi lo studio di quella che poi verrà denominata area residenziale (la parte oltre la 106 verso il mare).
La villa, ha avuto una continuità di utilizzo lunghissima, testimoniata dalle tante fasi edilizie che si sono susseguite dal I al IV d.C. La superficie indagata attualmente si estende per 8000 mq, ma si ritiene che le dimensioni del sito raggiungano i 15 ettari.
La villa, che gode un ottimo stato conservativo, mette in mostra la grande abilità di maestri mosaicisti testimoniando una certa opulenza dei proprietari.
La parte termale, sa affascinare con i suoi ambienti finemente decorati, come la sala delle Nereidi, il frigidarium con i suoi rombi prospettici e le lunette a coda di pavone o ancora il meraviglioso opus sectile della sala rettangolare.

praefurnia a Casignana
Praefurnia

La parte residenziale con le fondamenta di due torri, che probabilmente servivano come punto di controllo e difesa verso il mare, presenta negli ambienti pavimenti musivi di altissimo pregio come nella sala delle quattro stagioni o in quella di Bacco.
Il gioiello di Casignana sa stupire ed affascinare, attende solo la visita per trascinare il curioso indietro nel tempo con le sue tante particolarità. Un’ impronta vivida e leggibile del nostro passato, come quella di quel fanciullo eternata nel pavimento, ancora oggi visibile nella villa.

 

 

Le mie interviste, Senza categoria

Un viaggio a Rocca Imperiale attraverso gli occhi di chi la ama

Il nostro è un territorio vivo, palpitante, un territorio che merita di essere conosciuto come le realtà che con impegno portano avanti la missione di valorizzare e promuovere la nostra terra.
Credo sia interessare raccontare i luoghi attraverso gli occhi di chi li vive, specialmente se questi occhi sono giovanissimi. Per questo ho intervistato Annalisa Lacanna, operatrice culturale di Rocca Imperiale, in provincia di Cosenza, una delle eccellenze del nostro territorio Regionale.
Parlaci di te Annalisa, come si sviluppa il tuo impegno a Rocca Imperiale? e cosa vuol dire per te investire in questo territorio?
Annalisa LacannaHo 27 anni e da 2 sono Presidente dell’associazione FidemArtem Aps che si occupa del turismo religioso: Cammino tra Fede e Arte a Rocca Imperiale. La mia associazione attraverso il percorso turistico religioso si occupa di accompagnare i visitatori per le strade del nostro borgo con visita guidata alle nostre chiese del centro. La maggior parte delle Associazioni di Rocca Imperiale è formata da ragazzi, tutti con lo stesso obiettivo, cioè far conoscere il più possibile il nostro territorio la nostra amata Rocca Imperiale mostrando le bellezza che offre.
Perchè un viaggiatore dovrebbe far tappa a Rocca Imperiale?
Perché Rocca Imperiale è ricca di storia, arte e cultura. Partendo dal maestoso castello svevo voluto da Federico II. Per visitare le nostre tante chiese, la più antica delle quali è la chiesa madre che venne costruita nel 1239. Ma non solo storia anche bellezza paesaggistica come per il bellissimo lungomare che offre le sue 3 splendide spiagge con pietre, sabbia e ciottoli. Rocca Imperiale è anche enogastronomia. Abbiamo il nostro amato limone igp famoso e prezioso e molto apprezzato. Infine la cucina locale a dir poco ottima.

Rocca Imperiale di sera
Quali sono secondo te le problematiche che frenano il decollo turistico definitivo di questa regione?
A mio parere ciò che frena il decollo turistico è la mancata pubblicità. Rocca negli anni passati è stata conosciuta poco. Devo dire che secondo i nostri dati abbiamo raggiunto in solo 1 anno la presenza di 10.000 visitatori presso il castello svevo e 3700 per il turismo religioso. Abbiamo riscontrato un miglioramento. Tutto questo grazie alla collaborazione tra noi ragazzi delle varie associazioni, all’impegno amministrativo da parte dell’attuale amministrazione comunale con a capo Giuseppe Ranù e all’assessore al turismo Antonio Favoino. Hanno avuto fiducia in noi ragazzi dandoci in mano i beni più preziosi di Rocca Imperiale. Una vera e grande soddisfazione per tutti noi rocchesi poter vedere un
incremento.

Team
Quali sono gli obiettivi che ti prefiggi a breve giro di posta?
Il mio obiettivo è sempre lo stesso, continuare a portare avanti la conoscenza di Rocca Imperiale e di lavorare costantemente, ora più che mai visto che adesso siamo entrati a far parte dei “Borghi più belli d’Italia”. Ora più che mai dobbiamo dimostrare quanto amiamo il nostro territorio e farlo conoscere perché
Rocca Imperiale ha tutti i requisiti. Obiettivo che sicuramente realizzeremo. Come dice il proverbio Volere è potere.

Per mettersi in contatto con Annalisa e  i ragazzi di “Cammino tra arte e Fede” si può visitare la loro pagina Facebook o chiamare il numero 380 213 5683.

Senza categoria

Un nuovo viaggio

Da più di un anno pensavo alla realizzazione di questo blog passando il tempo a convincermi di questa follia e immaginandolo nella sua forma e nei suoi contenuti.

Questo “diario” vuole essere una naturale prosecuzione della rubrica pillole di storia nata sul blog de Il giardino di Morgana che ormai sentivo stretta (articoli che a breve troverete anche qui).

Inoltre spazio al territorio sia con le sue bellezze paesaggistiche, archeologiche ma soprattutto rendendo merito a quel valore umano che rappresenta secondo me l’ossatura di un possibile risveglio per questa terra bellissima e disgraziata.

Le voci dei protagonisti che operano nei vari territori troveranno spazio nella rubrica “le mie interviste” dove si proverà a rendere diretto il legame con i singoli operatori culturali.

E poi il vero e proprio “diario” che in questa fase sarà limitato al territorio regionale per poi continuare questo viaggio lento anche oltre i confini calabresi.

Sarà un percorso nel quale mi auguro di trovare tanti compagni di cammino con i quali scambiare esperienze e conoscenze e chiaramente condividere il bello di questa terra che resta il modo migliore per conoscersi.

Sarà un blog che mi permetterà di raccontare e di raccontarmi e così facendo proverò a far conoscere una Calabria palpitante, integra nella sua bellezza ancestrale, con i suoi contrasti stridenti ed i suoi luoghi unici al mondo.

Non mi resta che augurarci buon viaggio…