Viaggio in Calabria

La villa romana di Palazzi di Casignana

La statale 106 é sicuramente uno degli assi viari più controversi e pericolosi della nostra Penisola. Se percorsa con prudenza riesce a regalare oltre a dei paesaggi unici, dei siti archeologici capaci di regalare emozioni fortissime.
Poco dopo aver lasciato Bianco provenendo da Reggio e a circa 17 chilometri ridiscendendo da Locri facendo molta attenzione, si scorge qualche sparuta segnaletica che indica la presenza di un sito archeologico dal fascino indescrivibile.
La villa romana di contrada Palazzi di Casignana è senza ombra di dubbio il sito di epoca romana più interessante della provincia di Reggio.

Sala delle Nereidi Casignana
Sala delle Nereidi

La sua storia recente è molto travagliata, basti pensare a come la ss 106 tagli a metà il sito. Pensare meravigliosi mosaici sotto centimetri di asfalto fa sicuramente alzare la pressione ma tant’è.
Già nel 1956 si ha notizia di rinvenimenti di una colonna di marmo, oltre chiaramente ad alcune murature in affioramento. Si dovrà aspettare il 1964 per l’ufficialità del rinvenimento, quando durante i lavori di scavo per la realizzazione di un acquedotto vennero riportati alla luce gli ambienti termali della villa.
Gli scavi archeologici proseguirono nel 1965 e nel 1966 e dopo una lunghissima pausa ripresero nel 1980 in modo sistematico e continuo in tutta l’area termale.
Sul finire degli anni ’90 e con i primi anni del 2000 inizia poi lo studio di quella che poi verrà denominata area residenziale (la parte oltre la 106 verso il mare).
La villa, ha avuto una continuità di utilizzo lunghissima, testimoniata dalle tante fasi edilizie che si sono susseguite dal I al IV d.C. La superficie indagata attualmente si estende per 8000 mq, ma si ritiene che le dimensioni del sito raggiungano i 15 ettari.
La villa, che gode un ottimo stato conservativo, mette in mostra la grande abilità di maestri mosaicisti testimoniando una certa opulenza dei proprietari.
La parte termale, sa affascinare con i suoi ambienti finemente decorati, come la sala delle Nereidi, il frigidarium con i suoi rombi prospettici e le lunette a coda di pavone o ancora il meraviglioso opus sectile della sala rettangolare.

praefurnia a Casignana
Praefurnia

La parte residenziale con le fondamenta di due torri, che probabilmente servivano come punto di controllo e difesa verso il mare, presenta negli ambienti pavimenti musivi di altissimo pregio come nella sala delle quattro stagioni o in quella di Bacco.
Il gioiello di Casignana sa stupire ed affascinare, attende solo la visita per trascinare il curioso indietro nel tempo con le sue tante particolarità. Un’ impronta vivida e leggibile del nostro passato, come quella di quel fanciullo eternata nel pavimento, ancora oggi visibile nella villa.

 

 

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Le mie interviste, Senza categoria

Un viaggio a Rocca Imperiale attraverso gli occhi di chi la ama

Il nostro è un territorio vivo, palpitante, un territorio che merita di essere conosciuto come le realtà che con impegno portano avanti la missione di valorizzare e promuovere la nostra terra.
Credo sia interessare raccontare i luoghi attraverso gli occhi di chi li vive, specialmente se questi occhi sono giovanissimi. Per questo ho intervistato Annalisa Lacanna, operatrice culturale di Rocca Imperiale, in provincia di Cosenza, una delle eccellenze del nostro territorio Regionale.
Parlaci di te Annalisa, come si sviluppa il tuo impegno a Rocca Imperiale? e cosa vuol dire per te investire in questo territorio?
Annalisa LacannaHo 27 anni e da 2 sono Presidente dell’associazione FidemArtem Aps che si occupa del turismo religioso: Cammino tra Fede e Arte a Rocca Imperiale. La mia associazione attraverso il percorso turistico religioso si occupa di accompagnare i visitatori per le strade del nostro borgo con visita guidata alle nostre chiese del centro. La maggior parte delle Associazioni di Rocca Imperiale è formata da ragazzi, tutti con lo stesso obiettivo, cioè far conoscere il più possibile il nostro territorio la nostra amata Rocca Imperiale mostrando le bellezza che offre.
Perchè un viaggiatore dovrebbe far tappa a Rocca Imperiale?
Perché Rocca Imperiale è ricca di storia, arte e cultura. Partendo dal maestoso castello svevo voluto da Federico II. Per visitare le nostre tante chiese, la più antica delle quali è la chiesa madre che venne costruita nel 1239. Ma non solo storia anche bellezza paesaggistica come per il bellissimo lungomare che offre le sue 3 splendide spiagge con pietre, sabbia e ciottoli. Rocca Imperiale è anche enogastronomia. Abbiamo il nostro amato limone igp famoso e prezioso e molto apprezzato. Infine la cucina locale a dir poco ottima.

Rocca Imperiale di sera
Quali sono secondo te le problematiche che frenano il decollo turistico definitivo di questa regione?
A mio parere ciò che frena il decollo turistico è la mancata pubblicità. Rocca negli anni passati è stata conosciuta poco. Devo dire che secondo i nostri dati abbiamo raggiunto in solo 1 anno la presenza di 10.000 visitatori presso il castello svevo e 3700 per il turismo religioso. Abbiamo riscontrato un miglioramento. Tutto questo grazie alla collaborazione tra noi ragazzi delle varie associazioni, all’impegno amministrativo da parte dell’attuale amministrazione comunale con a capo Giuseppe Ranù e all’assessore al turismo Antonio Favoino. Hanno avuto fiducia in noi ragazzi dandoci in mano i beni più preziosi di Rocca Imperiale. Una vera e grande soddisfazione per tutti noi rocchesi poter vedere un
incremento.

Team
Quali sono gli obiettivi che ti prefiggi a breve giro di posta?
Il mio obiettivo è sempre lo stesso, continuare a portare avanti la conoscenza di Rocca Imperiale e di lavorare costantemente, ora più che mai visto che adesso siamo entrati a far parte dei “Borghi più belli d’Italia”. Ora più che mai dobbiamo dimostrare quanto amiamo il nostro territorio e farlo conoscere perché
Rocca Imperiale ha tutti i requisiti. Obiettivo che sicuramente realizzeremo. Come dice il proverbio Volere è potere.

Per mettersi in contatto con Annalisa e  i ragazzi di “Cammino tra arte e Fede” si può visitare la loro pagina Facebook o chiamare il numero 380 213 5683.

Senza categoria

Un nuovo viaggio

Da più di un anno pensavo alla realizzazione di questo blog passando il tempo a convincermi di questa follia e immaginandolo nella sua forma e nei suoi contenuti.

Questo “diario” vuole essere una naturale prosecuzione della rubrica pillole di storia nata sul blog de Il giardino di Morgana che ormai sentivo stretta (articoli che a breve troverete anche qui).

Inoltre spazio al territorio sia con le sue bellezze paesaggistiche, archeologiche ma soprattutto rendendo merito a quel valore umano che rappresenta secondo me l’ossatura di un possibile risveglio per questa terra bellissima e disgraziata.

Le voci dei protagonisti che operano nei vari territori troveranno spazio nella rubrica “le mie interviste” dove si proverà a rendere diretto il legame con i singoli operatori culturali.

E poi il vero e proprio “diario” che in questa fase sarà limitato al territorio regionale per poi continuare questo viaggio lento anche oltre i confini calabresi.

Sarà un percorso nel quale mi auguro di trovare tanti compagni di cammino con i quali scambiare esperienze e conoscenze e chiaramente condividere il bello di questa terra che resta il modo migliore per conoscersi.

Sarà un blog che mi permetterà di raccontare e di raccontarmi e così facendo proverò a far conoscere una Calabria palpitante, integra nella sua bellezza ancestrale, con i suoi contrasti stridenti ed i suoi luoghi unici al mondo.

Non mi resta che augurarci buon viaggio…

Le mie interviste

Un viaggio con Valeria Varà “nell’antica città di Sant’Agata di Reggio”

Conosciamo meglio Valeria Varà referente per l’area archeologica di Motta Sant’Agata e vicepresidente della Pro Loco di San Salvatore affinché i luoghi non restino solo un racconto sterile ma rivivano anche attraverso le emozioni di chi in questa terra ci crede ed investe la propria vita.

Chiesa San Nicola a Sant’Agata
Chiesa San Nicola Sant’Agata

Valeria cos’è per te Motta Sant’Agata e quali sono le sue potenzialità?

Valeria Varà
Valeria Varà (ph Pro Loco San Salvatore)

Sin da piccola “Suso” (il nome col quale viene indicata la rupe dove sorgeva la città), mi ha sempre affascinata. Dal 2004, da curiosa studentessa di architettura, ho cominciato a volerne sapere sempre di più e durante le mie ricerche mi sono spesso sentita rispondere “vai a parlare con il professore Orlando Sorgonà di Mosorrofa”. In quegli anni ancora Facebook non era diffuso e l’incontro con il professore Sorgonà, esperto conoscitore delle vicende santagatine, da me immaginato come un anziano erudito con la barba, non avvenne.  Nel 2005 ricevetti la telefonata di alcuni membri della Pro Loco che mi invitavano a partecipare ad un corso sulla conoscenza del territorio e fu in quell’occasione che incontrai il professore Sorgonà (che poi sposai!) e Motta Sant’Agata entrò a fare parte della mia vita quotidiana. Ho scelto di sviluppare la mia tesi di laurea sulle rovine della chiesa di San Nicola. Il mio matrimonio si è celebrato con il rito bizantino, proprio come un tempo si celebrava in quella città. Anni di fuoco, spesi nella pulizia al sito, nell’organizzazione di stage di rilievo con l’Università, nella “Prima campagna di indagini archeologiche”, con il fondamentale supporto del presidente di allora Giulio Carini, di Italia Nostra, dell’allora Soprintendenza ai beni archeologici. Giornate intere ad accompagnare gruppi, scuole e associazioni.

Sant’Agata è un luogo ricchissimo di potenzialità che dista soltanto 30 minuti dal centro cittadino. Per niente urbanizzato è interessante dal punto di vista storico, artistico, naturalistico, geologico, paesaggistico. Tra i ruderi è ancora possibile osservare alcune importanti testimonianze del glorioso passato: i resti dell’imponente chiesa di San Nicola con le suggestive cripte, la chiesa di san Basilio con gli affreschi in stile medievale, le profonde cisterne per la raccolta delle acque meteoriche, i resti del castello, i frantoi, gli opifici e le testimonianze degli antichi palazzi.

Cosa ti spinge ad investire il tuo tempo e la tua vita per questa terra?

Tutto è nato da una forte curiosità e dal desiderio di conoscere la storia di quel territorio. Poi a mano a mano che approfondivo le vicende mi sono sempre di più appassionata. Tra quelle pietre ho ritrovato la mia identità. E’ una forza ed una energia che non riesco a spiegare, viene dall’interno, quando parlo di quel luogo, o accompagno i visitatori, mi sento felice. Ho capito che questa è la strada che desidero continuare a percorrere perché sento di fare parte di una comunità e di stare contribuendo per quanto possibile a costruire qualcosa di buono.

Visite a Motta San'Agata
Visite a Motta Sant’Agata (ph Pro Loco San Salvatore)

Molto è stato fatto ma moltissimo resta ancora da fare. Sono comunque ottimista perché grazie alla passione che ci lega a Motta Sant’Agata abbiamo creato una squadra affiatata, dove regna il rispetto reciproco, l’affetto e la stima più sincera.

Il bando che ha indetto il Comune di Reggio Calabria e che ha ufficializzato la gestione del sito è già stato un ottimo, importante e incoraggiante inizio. Il Sindaco, la sua Giunta con l’assessore Irene Calabrò ed i Funzionari del Comune come l’arch. Daniela Neri si stanno dimostrando molto sensibili e attenti.

Quali sono i progetti futuri già in cantiere per continuare l’opera di valorizzazione?

Assieme a tutta la squadra della Pro Loco, con la guida di Demetrio Iero e con il supporto del Comune, continueremo con l’opera di conoscenza del sito attraverso le visite guidate, che da settembre coinvolgeranno anche tutti gli istituti scolastici presenti sul territorio.

Prossimamente vedranno la luce nuove pubblicazioni ed andremo a realizzare attività collaterali, mirate alla conoscenza del ricco patrimonio botanico presente sulla rupe, nonché dei giacimenti fossiliferi.

Con il supporto degli enti pubblici vorremo migliorare l’aspetto del sito, piantare nuovi alberi, creare delle aree per la sosta, implementare la cartellonistica.

Di fondamentale supporto alla nostra opera di valorizzazione sarà la presenza dei visitatori, che si spera continuino ad essere numerosi. Colgo quindi l’occasione per invitare tutti i lettori a visitare il sito e a sostenere l’associazione nelle future iniziative.

E’ un percorso lungo, per niente facile, ma non ci manca la forza di volontà per cui siamo sicuri che arriveranno presto tante gratificazioni.

Per info e visite guidate contattate i numeri: 347 8337830 e 331 9052973.

 

Pillole di storia

E’ il 15 febbraio, buoni lupercali a tutti

Lupercalia di Camasei
Lupercali di Camassei oggi al Prado (XVII sec)

Un mese molto particolare quello di febbraio per i nostri antenati romani. Cominciamo con il dire che nel calendario c.d. di Romolo composto da 10 mesi febbraio non appariva. Si dovrà attendere il c.d. calendario di Numa composto invece da 12 mesi, che probabilmente è da attribuire agli ultimi re di Roma, quelli della dinastia etrusca, per vedere l’apparizione di Gennaio (dedicato al dio Giano che vigilava sui passaggi e sugli inizi) e di Febbraio.

Ma perchè questo nome?  Con buona probabilità questo deriva dal termine latino februa che indicava tutta una serie di elementi atti alla purificazione, come quelli usati dai Luperci.

Come sempre accade però, una risposta da il via ad una serie di domande visto che probabilmente vi starete chiedendo chi fossero questi Luperci. Quest’ultimi erano una delle “confraternite” presenti nella ritualità della religione romana insieme a molte altre come le Vestali, i Sali, i Feziali e gli Arvali.

Erano i Luperci a svolgere un ruolo fondamentale nella festività dedicata al dio Fauno che ricorreva proprio il 15 di Febbraio.

 

Nel giorno dei Lupercalia i confratelli, dopo aver sacrificato un capro, scorazzavano per il Palatino seminudi, solo parzialmente coperti da vello di animali e sverzavano con delle fruste le donne che incontravano sul loro cammino, sia gravide ma soprattutto sterili, ritenendo che questo rito potesse restituire loro la fertilità.

Una prassi questa che affonda le proprie radici nella storia ancestrate dei romani. Così li definisce Cicerone nel Pro Caelio confraternita selvaggia, puramente pastorale e rustica, anteriore alla civiltà ed alle leggi“.

Ma qual’è la motivazione di questo rito? Potrebbe essere una rappresentazione delle forze primitive sotto forma di lupi che invadono gli spazi dell’antica città, il Palatino appunto, o una  purificazione prima dell’inizio del nuovo anno che fino alla bassa epoca repubblicana si festeggiava alle calende (il primo) di marzo? Forse i lupercalia contenevano un po’ dell’uno ed un po’ dell’altro.

Un elemento ulteriore ci è offerto dal capitolo conclusivo di questa ricorrenza voluto da papa Gelasio I.  Il pontefice infatti dispose la sopressione di questo antichissimo rito introducendo la festività della PURIFICAZIONE della Vergine originarimante prevista il 15 febbraio e poi spostata al 2 dello stesso mese. Ed ecco quindi che il concetto di purificazione riemerge nuovamente in un contesto religioso completamente modificato.

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Papa Gelasio I (foto Wikipedia)

Una storia questa che testimonia in modo chiaro una certa continuità in un contesto, quello della religione romana, che nei secoli ha conosciuto molti cambiamenti dovuti anche alle tante influenze, come quella etrusca e quella greca o infine quelle provenienti da Oriente. I Lupercalia invece accompagnano i romani e la loro religione dagli albori fino al superamento del paganesimo.