Le mie interviste

Roberto Rugiano ci parla dei “Falconieri dei setteventi”

Nel racconto catastrofistico della nostra terra, come spesso ci diciamo, emerge con ricorrenza costante il rumore dell’albero che cade e mai quello della foresta che cresce.

Vi voglio raccontare l’esperienza di Roberto Rugiano a Civita nel cosentino, la sua passione, il suo progetto e la sua voglia di “restanza”.

Un’ultima precisazione, l’intervista è stata fatta prima che iniziasse questa situazione surreale legata al coronavirus, per questo, mi piace ripartire da qui, con chi ci crede e lotta da anni.

Parlaci di te, chi è Roberto Rugiano?

Fino a qualche anno fa avevo una piccola azienda di servizi che si occupava di manutenzione del verde sia pubblico che privato.

Eravamo presenti anche nel settore dell’agricoltura biologica, ma con la crisi degli ultimi anni abbiamo dovuto prendere la decisione di chiudere l’attività.

A quel punto quella che era una passione, i rapaci, è diventata un lavoro che ha fatto vincere una scommessa.

Se dovessi definirmi mi definirei come un pazzo/folle.

Raccontaci dei Falconieri dei Setteventi, come nasce la tua attività?

Falconieri dei Setteventi è un progetto nato quasi 3 anni fa che corona una passione, la gestione di alcune specie, che si è consolidata negli ultimi 2 decenni.

Tutto nasce dal soccorso ad un rapace, probabilmente colpito da un bracconiere, al quale ho prestato le prime cure che hanno fatto nascere quella passione che ancora mi porto dentro.

Non mi definisco un falconiere tradizionale, non mi occupo di caccia o di spettacoli ma è una passione sfegatata verso questi animali. Quello che cerchiamo di fare è puntare fortemente sulla divulgazione della biologia di questi meravigliosi esemplari.

L’associazione Culturale Setteventi oggi offre un’esperienza unica, l’interazione con questi rapaci.

Qui la differenza con la falconeria tradizionale. Mentre quest’ultima non offre questa possibilità, la nostra finalità è quella di realizzare una sorta di avvicinamento con interazione tra i nostri ospiti ed i rapaci.

Una sorta di percorso didattico e interattivo legato al mondo di questi meravigliosi animali, che permetta ai più piccoli di scoprire un mondo ed ai più grandi di evocare i ricordi o le tante leggende legate a questo settore.

Cosa vuol dire per te restare in Calabria?

Vuol dire vincere una scommessa. Tanta gente viene a trovarci, curiosa di conoscere una specie, e quando va via rimane soddisfatta per aver conosciuto un mondo.

Non voglio fare come hanno fatto altri. E’ facile prendere la valigia ed andarsene per trovare di meglio. La scommessa è quella di farcela qui per valorizzare quello che abbiamo al fine di non andare via.

Con questo piccolo progetto io forse ci sono riuscito.

Le mie interviste, Senza categoria

Un viaggio a Rocca Imperiale attraverso gli occhi di chi la ama

Il nostro è un territorio vivo, palpitante, un territorio che merita di essere conosciuto come le realtà che con impegno portano avanti la missione di valorizzare e promuovere la nostra terra.
Credo sia interessare raccontare i luoghi attraverso gli occhi di chi li vive, specialmente se questi occhi sono giovanissimi. Per questo ho intervistato Annalisa Lacanna, operatrice culturale di Rocca Imperiale, in provincia di Cosenza, una delle eccellenze del nostro territorio Regionale.
Parlaci di te Annalisa, come si sviluppa il tuo impegno a Rocca Imperiale? e cosa vuol dire per te investire in questo territorio?
Annalisa LacannaHo 27 anni e da 2 sono Presidente dell’associazione FidemArtem Aps che si occupa del turismo religioso: Cammino tra Fede e Arte a Rocca Imperiale. La mia associazione attraverso il percorso turistico religioso si occupa di accompagnare i visitatori per le strade del nostro borgo con visita guidata alle nostre chiese del centro. La maggior parte delle Associazioni di Rocca Imperiale è formata da ragazzi, tutti con lo stesso obiettivo, cioè far conoscere il più possibile il nostro territorio la nostra amata Rocca Imperiale mostrando le bellezza che offre.
Perchè un viaggiatore dovrebbe far tappa a Rocca Imperiale?
Perché Rocca Imperiale è ricca di storia, arte e cultura. Partendo dal maestoso castello svevo voluto da Federico II. Per visitare le nostre tante chiese, la più antica delle quali è la chiesa madre che venne costruita nel 1239. Ma non solo storia anche bellezza paesaggistica come per il bellissimo lungomare che offre le sue 3 splendide spiagge con pietre, sabbia e ciottoli. Rocca Imperiale è anche enogastronomia. Abbiamo il nostro amato limone igp famoso e prezioso e molto apprezzato. Infine la cucina locale a dir poco ottima.

Rocca Imperiale di sera
Quali sono secondo te le problematiche che frenano il decollo turistico definitivo di questa regione?
A mio parere ciò che frena il decollo turistico è la mancata pubblicità. Rocca negli anni passati è stata conosciuta poco. Devo dire che secondo i nostri dati abbiamo raggiunto in solo 1 anno la presenza di 10.000 visitatori presso il castello svevo e 3700 per il turismo religioso. Abbiamo riscontrato un miglioramento. Tutto questo grazie alla collaborazione tra noi ragazzi delle varie associazioni, all’impegno amministrativo da parte dell’attuale amministrazione comunale con a capo Giuseppe Ranù e all’assessore al turismo Antonio Favoino. Hanno avuto fiducia in noi ragazzi dandoci in mano i beni più preziosi di Rocca Imperiale. Una vera e grande soddisfazione per tutti noi rocchesi poter vedere un
incremento.

Team
Quali sono gli obiettivi che ti prefiggi a breve giro di posta?
Il mio obiettivo è sempre lo stesso, continuare a portare avanti la conoscenza di Rocca Imperiale e di lavorare costantemente, ora più che mai visto che adesso siamo entrati a far parte dei “Borghi più belli d’Italia”. Ora più che mai dobbiamo dimostrare quanto amiamo il nostro territorio e farlo conoscere perché
Rocca Imperiale ha tutti i requisiti. Obiettivo che sicuramente realizzeremo. Come dice il proverbio Volere è potere.

Per mettersi in contatto con Annalisa e  i ragazzi di “Cammino tra arte e Fede” si può visitare la loro pagina Facebook o chiamare il numero 380 213 5683.

Le mie interviste

Un viaggio con Valeria Varà “nell’antica città di Sant’Agata di Reggio”

Conosciamo meglio Valeria Varà referente per l’area archeologica di Motta Sant’Agata e vicepresidente della Pro Loco di San Salvatore affinché i luoghi non restino solo un racconto sterile ma rivivano anche attraverso le emozioni di chi in questa terra ci crede ed investe la propria vita.

Chiesa San Nicola a Sant’Agata
Chiesa San Nicola Sant’Agata

Valeria cos’è per te Motta Sant’Agata e quali sono le sue potenzialità?

Valeria Varà
Valeria Varà (ph Pro Loco San Salvatore)

Sin da piccola “Suso” (il nome col quale viene indicata la rupe dove sorgeva la città), mi ha sempre affascinata. Dal 2004, da curiosa studentessa di architettura, ho cominciato a volerne sapere sempre di più e durante le mie ricerche mi sono spesso sentita rispondere “vai a parlare con il professore Orlando Sorgonà di Mosorrofa”. In quegli anni ancora Facebook non era diffuso e l’incontro con il professore Sorgonà, esperto conoscitore delle vicende santagatine, da me immaginato come un anziano erudito con la barba, non avvenne.  Nel 2005 ricevetti la telefonata di alcuni membri della Pro Loco che mi invitavano a partecipare ad un corso sulla conoscenza del territorio e fu in quell’occasione che incontrai il professore Sorgonà (che poi sposai!) e Motta Sant’Agata entrò a fare parte della mia vita quotidiana. Ho scelto di sviluppare la mia tesi di laurea sulle rovine della chiesa di San Nicola. Il mio matrimonio si è celebrato con il rito bizantino, proprio come un tempo si celebrava in quella città. Anni di fuoco, spesi nella pulizia al sito, nell’organizzazione di stage di rilievo con l’Università, nella “Prima campagna di indagini archeologiche”, con il fondamentale supporto del presidente di allora Giulio Carini, di Italia Nostra, dell’allora Soprintendenza ai beni archeologici. Giornate intere ad accompagnare gruppi, scuole e associazioni.

Sant’Agata è un luogo ricchissimo di potenzialità che dista soltanto 30 minuti dal centro cittadino. Per niente urbanizzato è interessante dal punto di vista storico, artistico, naturalistico, geologico, paesaggistico. Tra i ruderi è ancora possibile osservare alcune importanti testimonianze del glorioso passato: i resti dell’imponente chiesa di San Nicola con le suggestive cripte, la chiesa di san Basilio con gli affreschi in stile medievale, le profonde cisterne per la raccolta delle acque meteoriche, i resti del castello, i frantoi, gli opifici e le testimonianze degli antichi palazzi.

Cosa ti spinge ad investire il tuo tempo e la tua vita per questa terra?

Tutto è nato da una forte curiosità e dal desiderio di conoscere la storia di quel territorio. Poi a mano a mano che approfondivo le vicende mi sono sempre di più appassionata. Tra quelle pietre ho ritrovato la mia identità. E’ una forza ed una energia che non riesco a spiegare, viene dall’interno, quando parlo di quel luogo, o accompagno i visitatori, mi sento felice. Ho capito che questa è la strada che desidero continuare a percorrere perché sento di fare parte di una comunità e di stare contribuendo per quanto possibile a costruire qualcosa di buono.

Visite a Motta San'Agata
Visite a Motta Sant’Agata (ph Pro Loco San Salvatore)

Molto è stato fatto ma moltissimo resta ancora da fare. Sono comunque ottimista perché grazie alla passione che ci lega a Motta Sant’Agata abbiamo creato una squadra affiatata, dove regna il rispetto reciproco, l’affetto e la stima più sincera.

Il bando che ha indetto il Comune di Reggio Calabria e che ha ufficializzato la gestione del sito è già stato un ottimo, importante e incoraggiante inizio. Il Sindaco, la sua Giunta con l’assessore Irene Calabrò ed i Funzionari del Comune come l’arch. Daniela Neri si stanno dimostrando molto sensibili e attenti.

Quali sono i progetti futuri già in cantiere per continuare l’opera di valorizzazione?

Assieme a tutta la squadra della Pro Loco, con la guida di Demetrio Iero e con il supporto del Comune, continueremo con l’opera di conoscenza del sito attraverso le visite guidate, che da settembre coinvolgeranno anche tutti gli istituti scolastici presenti sul territorio.

Prossimamente vedranno la luce nuove pubblicazioni ed andremo a realizzare attività collaterali, mirate alla conoscenza del ricco patrimonio botanico presente sulla rupe, nonché dei giacimenti fossiliferi.

Con il supporto degli enti pubblici vorremo migliorare l’aspetto del sito, piantare nuovi alberi, creare delle aree per la sosta, implementare la cartellonistica.

Di fondamentale supporto alla nostra opera di valorizzazione sarà la presenza dei visitatori, che si spera continuino ad essere numerosi. Colgo quindi l’occasione per invitare tutti i lettori a visitare il sito e a sostenere l’associazione nelle future iniziative.

E’ un percorso lungo, per niente facile, ma non ci manca la forza di volontà per cui siamo sicuri che arriveranno presto tante gratificazioni.

Per info e visite guidate contattate i numeri: 347 8337830 e 331 9052973.

 

Viaggio in Calabria

Le terme romane di Reggio Calabria

Terme romane Reggio Calabria
Terme di Reggio (ph Alessandra Moscatello)

Uno dei luoghi più interessanti del Lungomare Falcomatà di Reggio Calabria è senza ombra di dubbio questo piccolo ed eccezionale sito archeologico. Il sito ha avuto una storia recente molto travagliata. Ritrovato nel 1886 quando venne smantellato il bastione S. Matteo delle mura cinquecentesche della città, riscosse scarso interesse tanto che nei primi del ‘900 venne costruita una scuola proprio in quell’area finché nel 1916 si decise di rendere nuovamente accessibile le terme.

Quest’impianto di piccole dimensioni sorgeva a pochissima distanza da quelle che erano le terme pubbliche della città localizzate sotto il palazzo della Prefettura. Queste erano solo alcune delle numerose strutture termali presenti, elemento che ci testimonia chiaramente l’abbondanza di acque.

Il sito archeologico della Via Marina era dotato di un colonnato dove probabilmente si svolgevano esercizi ginnici, oggi solo parzialmente leggibile, ed era altresì dotato di una natatio e di una latrina oggi non più scrutabili.

Ancora oggi il sito ci permette di apprezzare la straordinaria tecnica edilizia utilizzata per la costruzione, che permetteva di riscaldare gli ambienti tramite il vapore generato dalla combustione. Quest’ultimo veniva poi sapientemente incanalato tramite il pavimento rialzato ed intercapedini nelle pareti.

Risulta poi molto interessante poter fare un collegamento, come spesso i nostri siti archeologici permettono di fare, con le splendide collezioni del Museo Archeologico della Città dello Stretto dove, al livello D, oltre ad una ricostruzione dell’elevato dell’edificio del direttore Malacrino, vengono conservati una serie di lacerti d’affresco rinvenuti proprio nell’impianto termale.

Le terme poi sul lato rivolto verso la stazione ferroviaria vengono attraversate da un muro robusto e tozzo che si manifesta come un corpo estraneo e di fatti lo è. Sono due le teorie su questa costruzione, alcuni ne individuano un’opera di contenimento per l’antico letto del Calopinace che fino al XVI secolo si gettava nello Stretto nei pressi della Villa Comunale ed altri invece individuano una parte di struttura difensiva eretta dai Normanni.

Una storia affascinante questa, tutta da raccontare, che permette di rappresentare in un piccolo e significativo sito archeologico la testimonianza di una città importante che seppe prosperare quando guardò in direzione del Mediterraneo divenendo porta e bastione dello Stretto.